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Dates: 14/03 - 05/04

Total Duration: 48h

Fridays, 08:00am - 12:00pm

March

SIRENE : canto a colori

Sirene

Metà donna e metà pesce,
metà pesce e metà uccello
metà sotto e metà sopra
creatura dalla doppia natura, femminilità seduttiva, insieme indistinto di opposti: coscienza- inconscio; dentro-fuori; Eros e aggressività; spirito e materia.


Sulla sua ultima spiaggia, riversa sul mare, con busto di pesce e gambe di donna. Una sirena che non suona la lira, una sirena che non canta, resta muta.
Non respira neanche più, pesce fuori dall’acqua, agonizzante.
ciò che resta della donna sono le gambe nude, la storia dell’immaginario che le ha dato un aspetto seducente.
Un corpo di donna racchiude misteri, che resteranno oscuri a coloro che riusciranno a resistere alla bramosia del possederli, a discapito della loro stessa vita.
amante pronta a donarsi e a donare tutta la conoscenza di cui è portatrice al proprio compagno.

 Sirena, una malìa d’amore, che porta all’abbandono della rotta primaria, con conseguenze che potrebbero essere mortali.
le sirene erano dotate di ali, di un volto seducente, zampe di volatili
creature legate all’Ade che con i loro canti, rinfrancavano le anime che si accingevano ad entrare nell’Aldilà.
 le sirene non più con le ali e le zampe d’uccello, ma con la coda di pesce.
creature diverse dagli angeli .

le sirene attraenti e affascinanti  accrescono ulteriormente il potere seducente della loro bellezza, le sirene,  inadatte a soddisfare il desiderio che creano in chi le vede. Interesse sessuale immaginario mancante  della possibilità di una compatibilità con gli esseri umani normali.

"La natura umana è contraddittoria, e le nostre differenze di animali terrestri sono misteriose e profonde”.
Sirene , sono il ponte con il nostro mondo interiore, riecheggiano zone d’ombra lasciate crescere incolte, da tempi lontani.
 A ciascuno la sua fiaba, la mia  sirena racconterà il  mio nucleo nevrotico.
la sirena attraversa il buio fitto dove il dolore è più intricato, la fiaba è per indicare la cura e assumere una valenza terapeutica. In ciò sta la  magia alchemica o potere di trasformazione.
La mia sirena si sacrifica come quella nella fiaba. Il sacrificio al servizio del processo di crescita, scende nel mondo abissale  per fare salire significati profondi, difficili da comprendere nella vita diurna.
Impossibilitata  ad uscire dall’ambivalenza , “promette amore e conoscenza ma poi fa inabissare i naviganti”.
Contempla il sacrificio, che solo può portare a una vera crescita interiore e a un’evoluzione spirituale.
La sirena vorrebbe far parte del mondo degli uomini perché questo significherebbe liberarsi dall'oscurità dagli abissi, e dar “voce” alla vita evolutiva, raggiungere l’anima e l’immortalità.
Ma dentro lei vive una  tendenza masochistica che la fa  regredire, forte è il richiamo della strega del mare, la “madre istrionica”, negativa, la richiama alla dolorosa umiliazione e al rifiuto di esistere e gridare/cantare e le permette, infine d’essere umana a cominciare dalla privazione della voce.   Può una donna realizzare il proprio Sé , la pienezza della propria identità, l’integrazione degli opposti, senza la propria voce e sperare solo nell’amore di un “principe” per stare al mondo e avere un’anima immortale?
Lei salva il principe, ma lui non sa che l’ha salvato,  il valore di questo atto va perduto, la sirena da umana perde il suo potere di seduzione, lui la ama come una sorella.  La morte della sirena non è il fallimento della ricerca d’identità, né la sua tragica fine, ma il faticoso processo per la propria integrazione.
Le energie nella personalità si devono prima differenziare, poi integrare: il Sé ha bisogno di diventare umano perché attraverso l’io  può entrare nella vita reale, e l’io e la coscienza che sono nati “dall’esperienza della separazione e della sofferenza umana” hanno bisogno del Sé.
La ricerca della sirena fallisce se non  rimane ancorata a se stessa, e se proietta all’esterno viene sconfitta e non arriva alla conquista della sua anima, adattandosi e appoggiandosi all’amore di un uomo.
La strada, non è il sacrificio di sé ma “il sacrificio per sé”. Così ha inizio il proprio riscatto, e non torna al mondo marino regno delle zone di confine, della femminilità primigenia dell’inconscio torbido, ne accetta la dipendenza dall’amore.
Non uccide il principe ma lo lascia andare alla sua vita senza più attaccamento, gelosia e proiezioni, accetta il proprio karma, a cominciare dalla solitudine. Sceglie la solitudine, espiando un destino sofferto, per lasciarsi alle spalle le difese e i fallimenti, e si  mette in viaggio senza più punti di riferimento.
La sirena accetta la morte, e torna in mare da donna completa, connessa con il proprio centro. Nella morte si sublima, diventa schiuma, rompe la difesa narcisistica, l’io è morto, s’innalza il Sè, volano nel cielo le parti vive, si fa figlia dell’aria, porta il suo messaggio di speranza e libertà, luce e calore indipendentemente dalle aspettative di chi non ha compreso. La sirena, così diventa il simbolo unificatore dell’essere, la storia di un’iniziazione, alla consapevolezza di un Se autentico. “Un salto abissale dal meschino regno dell’io all’inesauribile Sé”.

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